dal 1999 testimone di un’evoluzione

“Se Sentimental Value fosse – come in certi momenti sembra essere – un film di Woody Allen (Un’altra donna) e prima ancora di Bergman, visto che si parla di teatro, cinema, famiglie di attori, case che contengono memorie e vita, e per questo, ancora, anche di Assayas (Sils Maria), con la lavorazione di un film che spinge i personaggi a confrontarsi con il proprio desiderio attraverso la creazione artistica, sarebbe un film altrettanto bello ma in fondo derivativo."

Chi è quel tipo scontroso dall’aria trascurata che vive da solo nelle stalle ristrutturate di Villa Guelfi, una dimora disabitata e in rovina? Passa le giornate a non far nulla, fumando il mezzo-toscano ed evitando il contatto con tutti. E quando si accorge che nella villa si è stabilita abusivamente una comunità di ragazze e ragazzi per curare quella campagna abbandonata, si innervosisce e vorrebbe cacciarli. Sono studenti, neolaureati, e tra loro c’è Matilde, che da bambina lavorava la vigna

“Già dai primi fotogrammi di La piccola Amélie, film luminosissimo (in tal senso, si veda la splendida sequenza con la piccola protagonista che soffia via la foschia, mettendoci di fronte a un tripudio cromatico), la mente corre all’animazione scontornata di Sasha e il Polo Nord di Rémi Chayé. Qui però i colori sono meno netti, il tratto meno preciso, volutamente imperfetto. Stili accostabili, simili, eppure diversi. Una delle peculiarità dell’animazione transalpina degli ultimi trent’anni, dallo spartiacque Kirikù in poi, è

"Esiste un dramma del lavoro che non è solo legato a infortuni, incidenti, morti bianche. Esiste il veleno delle costrizioni psicologiche che il lavoro comporta, le euforie e le derive. No other choice di Park Chan-wook ci insegna che i disoccupati coreani di mezza età hanno gli stessi problemi dei disoccupati europei: la minaccia del licenziamento a causa dell’Intelligenza artificiale, l’inevitabile crollo emotivo, la ricerca affannata di una nuova attività, l’identità e l’autostima in discussione. Va detto subito che No

Asif Kapadia, regista inglese di origini indiane classe 1972, ci ha regalato negli ultimi anni originali biopic dedicati a Amy Winehouse, Diego Armando Maradona e il capolavoro del 2010 dedicato ad Ayrton Senna. Questa sua ultima regia, uno sci-fi distopico documentaristico, ha convinto pubblico e critica.