Aragoste a Manhattan
“C’è tanto, forse troppo, in Aragoste a Manhattan: ma il lavoro sull’immagine – immersa in un bianco e nero raggelato nella sua patina iperrealista, destinato a virare in pennellate significative di colori freddi – ben traduce la febbrile inquietudine che pervade il film. Una bomba sempre sul punto di esplodere fino al finale in cui la barriera che separa i due mondi antitetici – la sala e la cucina, destinate a non incontrarsi mai – finalmente salta in maniera anarchica, ribelle, nevrastenica. Aragoste a Manhattan parla