dal 1999 testimone di un’evoluzione

“Quando si è trattato di confezionare un seguito del grande successo Infernal Affairs, i co-registi Andrew Lau e Alan Mak per mettere in scena un degno prequel hanno rivolto lo sguardo ai tempi precedenti il passaggio di Hong Kong alla Cina. Fornendo una solida base ai personaggi introdotti nel primo film, Infernal Affairs II comincia nel 1991, quando il giovane Ming (Edison Chen, nel ruolo che nel film precedente era di Andy Lau) uccide il capo della famiglia Ngai. L’assassinio

“Uscito nelle sale solo dodici mesi dopo che Infernal Affairs aveva sconvolto il botteghino di Hong Kong, Infernal Affairs III conclude una trilogia. Allo stesso modo del prequel che costituiva Infernal Affairs II, l’episodio finale della serie aggiunge ancora un po’ di storia ai personaggi, situando l’azione in periodi tanto precedenti quanto successivi agli eventi del film del 2002. I personaggi centrali, la “talpa” della triade Ming (Andy Lau) e il poliziotto infiltrato Yan (Tony Leung), rimangono al centro del

Instagram, foto in primo piano di Nanni Moretti con uno sguardo truce e invecchiato dal trucco il quale scrive «Invecchiare di colpo. Succede. Soprattutto se un tuo film partecipa a un festival. E non vince. E invece vince un altro film, in cui la protagonista rimane incinta di una Cadillac. Invecchi di colpo. Sicuro». Scontando un po’ l’eccessiva goliardia e un po’ lo snobismo tipico del grande regista e attore, questa volta siamo totalmente d’accordo con lui. Titane, che ricordiamo

La DreamWorks sta diventando sempre più “cattiva”! È finalmente uscito in home-video uno dei film d’animazione più divertenti degli ultimi anni e risponde proprio al nome di questo “The Bad Guys”, ultima produzione del mitico studios d’animazione fondato da Steven Spielberg e ora in mano al gruppo Comcast / Universal Pictures. “Ci sono degli animali che tutte le storie identificano come cattivi, da sempre, in qualunque ruolo sia dedicato a loro, e le storie di Aaron Blabey non fanno che sottolineare

Dopo due interessanti opere arriva purtroppo il passo falso per i fratelli D’Innocenzo. Chiariamo subito, sono due giovani autori da tenere sicuramente sotto osservazione perché in primis ci hanno regalato due film belli, originali e riusciti come “La terra dell’abbastanza” e “Favolacce” e anche di fronte a questo “America Latina” non siamo di fronte ad un film brutto… forse sbagliato, nel senso che non sono riusciti a sfruttare fino in fondo il materiale che avevano a disposizione; l’opera ci è

“Ennio è il ritratto a tutto tondo di Ennio Morricone, il musicista più popolare e prolifico del XX secolo, il più amato dal pubblico internazionale, due volte Premio Oscar®, autore di oltre 500 colonne sonore indimenticabili. Il documentario lo racconta attraverso una lunga intervista di Tornatore al Maestro, testimonianze di artisti e registi – come Bertolucci, Montaldo, Bellocchio, Argento, i Taviani, Verdone, Barry Levinson, Roland Joffè, Oliver Stone, Quentin Tarantino, Bruce Springsteen, Nicola Piovani, Hans Zimmer e Pat Metheny –

Pif, dopo le prime due opere decisamente interessanti (La mafia uccide solo d’estate e In guerra per amore) torna nelle sale e in tv con questo E noi come stronzi rimanemmo a guardare, produzione Sky Italia presentata in anteprima alla Festa del Cinema di Roma nel 2021 che ebbe poi un fugace passaggio in sala per poi essere trasmesso sul canale Sky Cinema dal novembre dello stesso anno. È un futuro nel quale sconteremo la colpa della nostra passività quello rappresentato

Torna in alta definizione grazie a Mustang uno dei film di denuncia più belli e riusciti del cinema italiano degli anni Novanta, quel Muro di gomma firmato Marco Risi sulla ricostruzione della tragedia di Ustica. Dalla bellissima scheda del Dizionario dei Film 2021 - Il Mereghetti: “Risi firma «un esempio alto di cinema che pensa e fa pensare […] un cinema che torna a credere nella forza e nella qualità delle idee e che cerca il dialogo col pubblico» (Brunetta).

“In Sull'isola di Bergman, Mia Hansen-Løve, costruisce il delicato ritratto di una relazione tra due modi creativi, tra due generazioni di registi, tra un maschile e un femminile che, pur rifuggendo il conflitto, scoprono la profondità delle loro differenze.” Giampiero Frasca, cineforum.it “Se qualcuno sparla dell'ego infrangibile bergmaniano, subito torniamo sulla retta via, memorie di capolavori che tra desideri, sorrisi di notti d’estate e vampate d'amore hanno creato immortali figure di donne talvolta in attesa.” Maurizio Porro, Corriere della Sera “Ci si

Dal booklet interno: “Ricollegandosi alla tradizione dei fantasy anni Ottanta girati con l’ausilio del Rotoscope da Ralph Baskshi, i realizzatori di The Spine of Night, Philip Gelatt e Morgan Galen King, fanno propria anche l’amalgama di fanta-epica & orrore che era alla base di Fire and Ice, ma anche e soprattutto del precedente Heavy Metal di Potterton, dal quale viene probabilmente ripresa l’idea di un “Principio del Potere” concentrato in un’entità che esiste fin dalla notte dei Tempi. (…) Il