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Cronache dalla sala – “The Artist” & “Hugo Cabret”

Voltarsi indietro per non guardare avanti!

Oscar 2012. La lotta annunciata tra muto e 3D è stata vinta dal cinema muto… dal cinema in bianco e nero… e più precisamente da “The Artist” di Michel Hazanavicius in competizione fino all’ultimo con “Hugo Cabret”, il film in tre dimensioni diretto da Martin Scorsese.

In questa era ultra moderna, dove “pizze” e pulsantoni analogici sembrano destinati alla rottamazione, vince un “silent movie” vecchia maniera, autentico copia e incolla di una appassionata pellicola del passato.

Di fatto “The Artist”, nostalgica trasposizione di destini e carriere nel cinema di fine anni ’20 durante il cruciale passaggio dal muto al sonoro, è una favola che funziona, piace e commuove grazie anche all’abile e arguto happy-ending. Il piccolo mondo antico perfettamente ricostruito dal regista francese Hazanavicius è un bell’esperimento che raccoglie consensi e regala agli americani una cartolina romantica del proprio passato.

La Hollywood in crisi di idee guarda ai pionieri, alle origini del cinema di casa e cerca la fantasia verso l’Europa attraverso un prodotto da Oscar costato solo 15 milioni di dollari. Se pensiamo poi che il suo vero e unico antagonista per la statuetta, “Hugo Cabret”, è un vero e proprio tributo al leggendario regista pioniere George Mèliès, deduciamo che il cinema delle origini, della fantasia e dello spettacolo puro, per questa edizione vince nettamente sul cinema impegnato e ripiegato su sè stesso.

Sicuramente alle tematiche di una pellicola come “The Tree of Life”, o “Paradiso Amaro” (perdite, angosce familiari e vuoti interiori) il pubblico fa sempre più fatica ad appassionarsi, come anche a tutti quei drammi o tragedie della storia raccontate in “The Help” o “War Horse”.

Desiderio di magia e di fuga da parte del pubblico?

Hollywood, attraverso la propria sagra degli Oscar sembra rispondere che forse in un momento come questo è meglio voltarsi indietro per non guardare avanti.

Il futuro non è dei più rosei, crisi economiche a parte, la vera spina nel fianco del cinema americano è legata alle conseguenze di un’esasperata mercificazione di prodotti e star che in questi ultimi anni hanno contribuito a fare terra bruciata di autori e di nuovi progetti.

Nella maggior parte dei casi il regista è un fedele servo del produttore-distributore che ordina e tratta i film alla stregua dei pezzi di ricambio di una filiera produttiva.

Il monito di Scorsese, nel film “Hugo Cabret” è fin troppo chiaro, George Mèliès stoico pioniere della prima ora mette passione allo stato puro nell’arte cinematografica, una passione lontano anni luce dai suoi moderni e spocchiosi colleghi che oggi, senza un briciolo di slancio e personalità, riescono a farsi dimenticare già dopo poche inquadrature.

data: 03/03/2012