dal 1999 testimone di un’evoluzione

Inizio d’estate

(CG)

DATI TECNICI: 16:9/1.37:1 – DD 2.0 dm (gia)

“Tempo fa mi colpì questo commento di un utente su YouTube: “I film di Ozu mi fanno desiderare di essere più gentile con gli altri”. È vero: è il primo effetto che fanno, e lo notò anche il regista iraniano Kiarostami. Ogni film di Ozu è espressione del suo amore per la vita e per gli esseri umani, come testimonia un’intervista pubblicata nel 1949 su Asahi Geinō Shinbun : “Vorrei ritrarre il fiore di loto nel fango… Vorrei riflettere a fondo sulle cose e ritrovare quella ricca umanità che le persone hanno per natura…”. Non si tratta solo un cinema gentile, ma anche attuale: lo spettatore si rende immediatamente conto di non trovarsi di fronte a un oggetto filmico da studiare solo per il suo valore storico o culturale. La visione non ci pone a confronto con polverosi reperti, ma con oggetti vivi e perfettamente aderenti alla contemporaneità, proprio perché focalizzati sugli effetti del vivere. Questi “effetti del vivere” affiorano nei tre contesti d’elezione del cinema di Ozu, che sono anche i nuclei basilari della società giapponese: la famiglia, la scuola e il luogo di lavoro. È all’interno di queste cellule che Ozu riesce a isolare “tutto ciò che è essenziale della vita umana”, come disse Aki Kaurismaki. La circostanza contingente, la storia raccontata, vengono trascese in un più ampio reticolo di percezioni e sensibilità, in cui ciascuno di noi può riconoscersi. Grazie all’uso tutto personale che Ozu fa della macchina da presa (nella sua tipica posizione “bassa”), dei propri attori, così come degli spazi e degli oggetti, del colore (o assenza di esso), percepiamo le emozioni dei personaggi; ne cogliamo lo stato d’animo in fieri, i sussulti interiori, con tutta la risonanza che hanno dentro di noi. Questa comprensione tra spettatore e personaggio è ancora più miracolosa se si pensa che il punto di vista del racconto non si serve di modalità soggettive. Gli esseri umani vengono osservati senza invadenza (ne è prova il fatto che Ozu opti per il più pudico “mezzo primo piano” rispetto al primo piano). La macchina da presa si avvicina o si allontana scegliendo sempre la giusta distanza dalla quale ascoltare il suono dei pensieri. Talvolta l’osservazione è condotta in campo lungo, di cui Ozu scopre la forza drammatica; altre volte la figura umana è di spalle: non è detto, ci fa capire Ozu, che il viso sia sempre rivelatore. Un corpo incurvato può parlarci di un peso, di un’angoscia che una ripresa frontale non sa esprimere.” incipit dello speciale dedicato al regista giapponese a cura di Marcella Leonardi su Nubi fluttuanti.

Il cinema del grande maestro Yasujiro Ozu è arrivato nel nostro mercato home-video con edizioni di bassa qualità, edizioni prodotte senza possedere i diritti o comunque non convincenti al 100%. Per fortuna la casa di produzione Shochiku, detentrice dei diritti dei film dell’autore giapponese, ha promosso e prodotto l’Ozu Restoration Project e grazie all’accordo con Tucker Film e CG Entertainment sono arrivate (prima con un passaggio nelle sale cinematografiche) ottime edizioni anche per il mercato home-video italiano. Dopo la prima release del 2015 sono ora disponibili altri importantissimi titoli come “Gallina nel vento”, “Inizio d’estate”, “Il sapore del riso al tè verde”, “Inizio di primavera” e “Crepuscolo di Tokyo” tutte realizzate con master originale restaurato digitalmente.

Inizio d’estate, conosciuto anche con il titolo alternativo “Il tempo del raccolto del grano” presenta un master originale restaurato direttamente dalla Shochiku. Ottima qualità video e audio, bilanciamento dei grigi perfettamente calibrato. Anche in questo caso abbiamo l’unica traccia audio in giapponese (dual mono). Per altri dettagli, identici per questi titoli di recente pubblicazione, vi rimandiamo alla recensione di Gallina nel vento.

VOTO:    4   

data pubblicazione: 01/2026