dal 1999 testimone di un’evoluzione

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Raymond Chandler e “La fiamma del peccato”

…in principio era il noir.

La voce dell’assassino incisa su nastro fa da contrappunto al lungo flashback che ricostruisce i fatti e le loro motivazioni, è la lunga confessione che il protagonista ha registrato al magnetofono poco prima di morire e che ha consegnato all’investigatore. È la voce del morto a parlare, il punto di vista del peccatore che passo dopo passo ci porta dentro a quegli abissi che l’hanno spinto al delitto.

Anticipando il suo film più famoso “Viale del tramonto” (1950), Billy Wilder usa lo stesso meccanismo narrativo iniziale per raccontarci uno dei primi grandi noir americani della storia del cinema: “La fiamma del peccato”. In questa intrigante e meravigliosa pellicola, datata 1944, la storia ha inizio dalla sua tragica fine e viene ricostruita alla rovescia insieme al racconto di quell’anima persa votata al fallimento che è il protagonista: l’assicuratore Fred McMurray, uomo probo e pieno di princìpi che sprofonda nel fascino perverso della tenebrosa, sensuale e crudele Barbara Stanwick, femmina fatale che promette ricchezza e amore in cambia dell’uccisione del marito… inutile opporre resistenza in un genere di cinema dove l’ineluttabile determina i destini tragici dei loro protagonisti. La passione è una ragnatela nella quale una volta caduti è impossibile salvarsi.

Diminuisce l’azione, aumenta lo psicologismo: nasce così, con “La fiamma del peccato” il genere noir americano, il cinema delle “dark lady”, il poliziesco dove la fatalità sostituisce la suspense e fa emergere l’oscura anima dell’assassino.

Girato prevalentemente di notte e in interni con uno spiccato stile espressionista, il film di Billy Wilder, che è tratto da un racconto breve dello scrittore americano James Cain, viene sceneggiato da Raymond Chandler il creatore dell’investigatore privato Philippe Marlowe, personaggio divenuto celebre sul grande schermo grazie all’interpretazione che ne fece Humphrey Bogart ne “Il grande sonno” (1946).

Scrittore statunitense di romanzi gialli e polizieschi, Raymond Thornton Chandler nasce a Chicago (Illinois) il giorno 23 luglio 1888, nel 1917 si arruola prima nell’esercito canadese, poi nella R.A.F. (Royal Air Force), combattendo la prima guerra mondiale in Francia. Inizia a lavorare come giornalista e corrispondente, nel 1933, all’età di quarantacinque anni pubblica il suo primo racconto su “Black Mask Magazine”, rivista che pubblica storie di detective. Il suo primo romanzo si intitola “Il grande sonno” e viene dato alle stampe nel 1939. Il suo talento viene a galla e la casa di produzione cinematografica Paramount, nel 1943, gli propone un contratto come sceneggiatore. Rapporto complesso e difficile quello dello scrittore con l’industria del cinema, da una parte le Major dell’epoca erano intimorite dalle tematiche dei suoi romanzi che spesso, trattavano sesso, corruzione, pornografia e omosessualita’, dall’altra lo scrittore americano non negò mai il proprio disagio di fronte a quell’ambiente dannatamente frivolo, classista e a tratti insensato.

Uomo duro e di grande carisma odiava i compromessi, cronache dell’epoca narrano di un rapporto Chandler/Wilder, durante la scrittura del copione di “La fiamma del peccato”, a dir poco disastroso: lo scrittore non sopportava di essere continuamente controllato da Wilder e così, ossessionato e infastidito dalla sua continua presenza, arrivò addirittura a chiedere alla Paramount il licenziamento del regista. Troppo umano Raymond Chandler per poter conciliare esigenze artistiche con le necessità del business, troppo scrittore per poter servire Hollywood da sceneggiatore. Hollywood per lui era quella seducente e irresistibile assassina che si presenta nei panni patinati e fatali di una bionda meravigliosa, “La fiamma del peccato” appunto, colei che ti lascia intravedere il paradiso mentre dolcemente ti sta spingendo verso la camera a gas. Anche lui come i suoi personaggi diverrà un “loser”, un perdente che si farà ammazzare dalla cirrosi epatica il 26 marzo del 1959 all’età di 71 anni.

Anche se all’epoca passò fin troppo inosservato, ancora oggi Raymond Chandler è considerato una delle pietre miliari della letteratura hard-boiled americana; assolutamente moderno e pieno di inventiva è un passaggio fondamentale per migliaia di autori che continuano a citarlo in romanzi e film.

data: 06/10/2012