dal 1999 testimone di un’evoluzione

"Non si tratta di rifare “Fino all’ultimo respiro” ma di guardarlo da un’altra prospettiva. Voglio tuffarmi nel 1959 con la mia macchina da presa e rivivere quell’epoca, quelle persone, quell’atmosfera. Voglio frequentare la gente della Nouvelle Vague. Ho detto a tutti gli attori: “Non state girando un film in costume. State vivendo quel momento preciso. Godard è un critico famoso, ma è alla sua prima regia. Vi state divertendo a girare con lui, ma vi chiedete anche se questo film arriverà mai sugli schermi …”  Richard

Memories è un lungometraggio d’animazione a episodi, basato su tre brevi storie a fumetti di Katsuhiro Ōtomo (regista di Akira). Nell’episodio 1, Magnetic Rose, tre astronauti vengono imprigionati in un mondo fatato e dovranno affrontare se stessi e le proprie paure tra ologrammi del passato, teatri d’opera e giardini incantati. L’episodio 2, Stink Bomb, è l’esilarante storia di Nobuo Tanaka, un tecnico di laboratorio che, in cerca di una medicina per il raffreddore, assume per sbaglio una pillola in fase

“Il settimo film di Valérie Donzelli scritto assieme a Gilles Marchand, a partire dal romanzo omonimo di Franck Courtès, è un piccolo ritratto minimalista, ostinato e controcorrente, dedicato a chi, nella corsa della vita, sembra deciso a decelerare. […] Il film di Donzelli è piccolo, personale, sentito, costruito addosso al protagonista Bastien Bouillon, pedinato continuamente con obiettivi che sembrano opprimerlo dentro le case degli altri, nell’abitacolo dell’auto che guida, nello squallido scantinato che abita. Le sue sono memorie del sottosuolo,

“Film a episodi come in passato lo sono stati Taxisti di notte e Coffee and Cigarettes, il nuovo lavoro di Jim Jarmusch è una sonata in tre movimenti, di cui i primi due sono una variazione sul tema e il terzo una ripetizione e una soluzione. In tutti e tre ci sono o un padre o una madre o un fratello o una sorella, mai tutti e quattro insieme, con uno o più pezzi mancanti, eppure sempre con l’idea che

“I segreti di Twin Peaks”, due stagioni uscite nei primi anni 90 che hanno segnato la storia della televisione. Una serie evento che è diventata immediatamente cult. A distanza di 26 anni arriva, a sorpresa, una terza stagione, questa volta interamente diretta da David Lynch e che viene considerata, a tutti gli effetti, come un film di 18 ore, osannato addirittura dai Cahiers du Cinema che l’hanno celebrato prima come miglior film del anno e successivamente come miglior film del

Cinque anni dopo l’impatto della cometa Clarke che ha devastato la Terra, la famiglia Garrity è sopravvissuta rifugiandosi in un bunker in Groenlandia. Ma quando anche quell’ultimo baluardo viene distrutto, John Garrity (Gerard Butler), sua moglie Allison (Morena Baccarin) e il figlio Nathan (Roman Griffin Davis) sono costretti a tornare in superficie.
Il mondo che li attende è irriconoscibile: un pianeta ferito, segnato da catastrofi climatiche continue e da una umanità ridotta allo stremo. Tra le macerie di un’Europa congelata e

“Se Sentimental Value fosse – come in certi momenti sembra essere – un film di Woody Allen (Un’altra donna) e prima ancora di Bergman, visto che si parla di teatro, cinema, famiglie di attori, case che contengono memorie e vita, e per questo, ancora, anche di Assayas (Sils Maria), con la lavorazione di un film che spinge i personaggi a confrontarsi con il proprio desiderio attraverso la creazione artistica, sarebbe un film altrettanto bello ma in fondo derivativo."

Chi è quel tipo scontroso dall’aria trascurata che vive da solo nelle stalle ristrutturate di Villa Guelfi, una dimora disabitata e in rovina? Passa le giornate a non far nulla, fumando il mezzo-toscano ed evitando il contatto con tutti. E quando si accorge che nella villa si è stabilita abusivamente una comunità di ragazze e ragazzi per curare quella campagna abbandonata, si innervosisce e vorrebbe cacciarli. Sono studenti, neolaureati, e tra loro c’è Matilde, che da bambina lavorava la vigna

“Già dai primi fotogrammi di La piccola Amélie, film luminosissimo (in tal senso, si veda la splendida sequenza con la piccola protagonista che soffia via la foschia, mettendoci di fronte a un tripudio cromatico), la mente corre all’animazione scontornata di Sasha e il Polo Nord di Rémi Chayé. Qui però i colori sono meno netti, il tratto meno preciso, volutamente imperfetto. Stili accostabili, simili, eppure diversi. Una delle peculiarità dell’animazione transalpina degli ultimi trent’anni, dallo spartiacque Kirikù in poi, è

"Esiste un dramma del lavoro che non è solo legato a infortuni, incidenti, morti bianche. Esiste il veleno delle costrizioni psicologiche che il lavoro comporta, le euforie e le derive. No other choice di Park Chan-wook ci insegna che i disoccupati coreani di mezza età hanno gli stessi problemi dei disoccupati europei: la minaccia del licenziamento a causa dell’Intelligenza artificiale, l’inevitabile crollo emotivo, la ricerca affannata di una nuova attività, l’identità e l’autostima in discussione. Va detto subito che No