dal 1999 testimone di un’evoluzione

Cinque anni dopo l’impatto della cometa Clarke che ha devastato la Terra, la famiglia Garrity è sopravvissuta rifugiandosi in un bunker in Groenlandia. Ma quando anche quell’ultimo baluardo viene distrutto, John Garrity (Gerard Butler), sua moglie Allison (Morena Baccarin) e il figlio Nathan (Roman Griffin Davis) sono costretti a tornare in superficie.
Il mondo che li attende è irriconoscibile: un pianeta ferito, segnato da catastrofi climatiche continue e da una umanità ridotta allo stremo. Tra le macerie di un’Europa congelata e

“Se Sentimental Value fosse – come in certi momenti sembra essere – un film di Woody Allen (Un’altra donna) e prima ancora di Bergman, visto che si parla di teatro, cinema, famiglie di attori, case che contengono memorie e vita, e per questo, ancora, anche di Assayas (Sils Maria), con la lavorazione di un film che spinge i personaggi a confrontarsi con il proprio desiderio attraverso la creazione artistica, sarebbe un film altrettanto bello ma in fondo derivativo."

Chi è quel tipo scontroso dall’aria trascurata che vive da solo nelle stalle ristrutturate di Villa Guelfi, una dimora disabitata e in rovina? Passa le giornate a non far nulla, fumando il mezzo-toscano ed evitando il contatto con tutti. E quando si accorge che nella villa si è stabilita abusivamente una comunità di ragazze e ragazzi per curare quella campagna abbandonata, si innervosisce e vorrebbe cacciarli. Sono studenti, neolaureati, e tra loro c’è Matilde, che da bambina lavorava la vigna

“Già dai primi fotogrammi di La piccola Amélie, film luminosissimo (in tal senso, si veda la splendida sequenza con la piccola protagonista che soffia via la foschia, mettendoci di fronte a un tripudio cromatico), la mente corre all’animazione scontornata di Sasha e il Polo Nord di Rémi Chayé. Qui però i colori sono meno netti, il tratto meno preciso, volutamente imperfetto. Stili accostabili, simili, eppure diversi. Una delle peculiarità dell’animazione transalpina degli ultimi trent’anni, dallo spartiacque Kirikù in poi, è

"Esiste un dramma del lavoro che non è solo legato a infortuni, incidenti, morti bianche. Esiste il veleno delle costrizioni psicologiche che il lavoro comporta, le euforie e le derive. No other choice di Park Chan-wook ci insegna che i disoccupati coreani di mezza età hanno gli stessi problemi dei disoccupati europei: la minaccia del licenziamento a causa dell’Intelligenza artificiale, l’inevitabile crollo emotivo, la ricerca affannata di una nuova attività, l’identità e l’autostima in discussione. Va detto subito che No

Asif Kapadia, regista inglese di origini indiane classe 1972, ci ha regalato negli ultimi anni originali biopic dedicati a Amy Winehouse, Diego Armando Maradona e il capolavoro del 2010 dedicato ad Ayrton Senna. Questa sua ultima regia, uno sci-fi distopico documentaristico, ha convinto pubblico e critica.

Dag Johan Haugerud, regista e scrittore norvegese classe 1964, è l’autore della recente “trilogia dei sentimenti”, trittico di opere tutte datate 2024 e composto da “Sex”, “Dreams” e “Love”. Non c’è un ordine preciso di visione, ma secondo le dichiarazioni del regista la progressione sarebbe proprio questa. Il fatto però che “Dreams” fosse in Concorso al Festival di Berlino 2025 dopo la distribuzione nelle sale norvegesi, ha confuso un po’ spettatori, critici e giornalisti. Il primo DVD uscito in Italia

“La mia famiglia a Taipei è un accorato racconto di donne. Se il titolo internazionale The Left-Handed Girl si concentra sulla piccola e sorprendente I-Jing interpretata dalla giovanissima Nina Ye (sugli sguardi freschi ma perplessi, sulle domande che si inseriscono come lame nel tessuto dei dialoghi degli adulti, sull’accenno di passi di danza che illuminano la scena), nell’evoluzione della storia le altre protagoniste acquistano spessore. Shu-Fen è una figura di madre dolente dall’espressione malinconica, che si aggira negli spazi del

“Panahi non sta parlando dell’Iran attuale, ma della necessità di combattere il fascismo con la lotta come unico viatico per sperare di trovare una soluzione sulla quale, a scanso di equivoci, il cineasta è compiutamente pessimista. Scritto in punta di penna, con una qualità dello sviluppo della narrazione che sarebbe utile far studiare a molti giovani registi che si affidano alla facile coccola del ghiribizzo arthouse (si pensi alla sequenza in ospedale, per esempio), Un semplice incidente è un capolavoro

Aldo, Giovanni e Giacomo sono una leggenda della comicità italiana. Hanno attraversato tre decenni maturando continui successi. Chi li accompagna fin dall'inizio, chi li ha scoperti con Mai Dire Gol e Zelig, chi con film cult come Tre uomini e una gamba, o con gli ultimi successi cinematografici, Odio l'estate e Il grande giorno, vincitore del David di Donatello del pubblico. Qual è il segreto del loro successo? Quale l’alchimia che da più di trent'anni li unisce tra alti e bassi? Sophie