dal 1999 testimone di un’evoluzione

“Remo Manfredini è un fantino leggendario, ma il suo comportamento autodistruttivo sta cominciando a metterne in ombra il talento e a mettere a repentaglio la relazione con Abril, la fidanzata. Il giorno della gara più importante della sua carriera, che lo libererà dai debiti col suo boss mafioso Sirena, ha un grave incidente, scompare dall’ospedale e vaga per le strade di Buenos Aires. Libero dalla propria identità, inizia a scoprire il suo vero io. Ma Sirena è determinato a stanarlo.

“Tempo fa mi colpì questo commento di un utente su YouTube: “I film di Ozu mi fanno desiderare di essere più gentile con gli altri”. È vero: è il primo effetto che fanno, e lo notò anche il regista iraniano Kiarostami. Ogni film di Ozu è espressione del suo amore per la vita e per gli esseri umani, come testimonia un’intervista pubblicata nel 1949 su Asahi Geinō Shinbun : “Vorrei ritrarre il fiore di loto nel fango… Vorrei riflettere a

“C’è tanto, forse troppo, in Aragoste a Manhattan: ma il lavoro sull’immagine – immersa in un bianco e nero raggelato nella sua patina iperrealista, destinato a virare in pennellate significative di colori freddi – ben traduce la febbrile inquietudine che pervade il film. Una bomba sempre sul punto di esplodere fino al finale in cui la barriera che separa i due mondi antitetici – la sala e la cucina, destinate a non incontrarsi mai – finalmente salta in maniera anarchica, ribelle, nevrastenica. Aragoste a Manhattan parla

“Adattato dal libro di Felix Salten “Bambi. Una vita nella foresta”, il film racconta le avventure di un giovane cerbiatto, circondato da sua madre e dagli animali del bosco: il suo amico corvo, il coniglio, il procione

“Broadway, anni '20. Un drammaturgo ha finalmente l'occasione di dirigere la sua commedia grazie ai finanziamenti di un importante produttore. Il sogno di una vita sembra finalmente a portata di mano. Ma c'è un ostacolo: la protagonista dovrà essere una showgirl priva di talento, ma intima amica di un gangster…”

Il cinema del grande maestro Yasujiro Ozu è arrivato nel nostro mercato home-video con edizioni di bassa qualità, edizioni prodotte senza possedere i diritti o comunque non convincenti al 100%. Per fortuna la casa di produzione Shochiku, detentrice dei diritti dei film dell’autore giapponese, ha promosso e prodotto l’Ozu Restoration Project e grazie all’accordo con Tucker Film e CG Entertainment sono arrivate (prima con un passaggio nelle sale cinematografiche) ottime edizioni anche per il mercato home-video italiano. Dopo la prima

Il cinema del grande maestro Yasujiro Ozu è arrivato nel nostro mercato home-video con edizioni di bassa qualità, edizioni prodotte senza possedere i diritti o comunque non convincenti al 100%. Per fortuna la casa di produzione Shochiku, detentrice dei diritti dei film dell’autore giapponese, ha promosso e prodotto l’Ozu Restoration Project e grazie all’accordo con Tucker Film e CG Entertainment sono arrivate (prima con un passaggio nelle sale cinematografiche) ottime edizioni anche per il mercato home-video italiano. Dopo la prima

Il cinema del grande maestro Yasujiro Ozu è arrivato nel nostro mercato home-video con edizioni di bassa qualità, edizioni prodotte senza possedere i diritti o comunque non convincenti al 100%. Per fortuna la casa di produzione Shochiku, detentrice dei diritti dei film dell’autore giapponese, ha promosso e prodotto l’Ozu Restoration Project e grazie all’accordo con Tucker Film e CG Entertainment sono arrivate (prima con un passaggio nelle sale cinematografiche) ottime edizioni anche per il mercato home-video italiano. Dopo la prima

Davide Stanzione per l’anteprima italiana del film: “Il suo nuovo film, Presence, in arrivo nelle sale italiane il prossimo 24 luglio, è la variazione soderberghiana sull’ossessione dello sguardo: un horror in soggettiva in cui la pulsione scopica si fa ghost story familiare, ma anche radiografia impietosa di narcisismi e particolarismi che minano — da una prospettiva anche intergenerazionale e multietnica — le fondamenta ipocrite e rattrappite della tradizionale famiglia media americana. Un racconto di presenze remote ma, in questo caso,

“Visto oggi sembra una pellicola in pre-cinema pre-Minority Report, eppure fonda totalmente le proprie basi all’interno di tutte le manie wendersiane sulla visione, sullo stravedere (magari kubrickiano) direbbe qualcuno, come quello del peep-show di Paris, Texas. Nulla di posticcio dunque ma semplicemente la schiacciante volontà di analizzare le radici della violenza, e delle perversioni della visione perversa (bisticcio di parole, ma con Wenders è d’obbligo) perché no, il tutto in un’ottica di tecnocrazia metafisica, diciamo così: l’intento politico, e ovviamente