dal 1999 testimone di un’evoluzione

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Cronache dalla sala – Tron Legacy

Crea un cine-desiderio e trasformalo in consumo!

Intrappolato per quasi vent’anni nel mondo digitale di Tron, Kevin Flynn alias Jeff Bridges riesce finalmente a lanciare un segnale di aiuto, raccolto dal belloccio e propulsivo figlio Sam (Garret Hedlund), che si mette in viaggio per andare in suo soccorso. Una missione ad alto rischio per un pacchetto di viaggio (all inclusive) dove non mancherà l’affascinante femmina di turno (Olivia Wilde), una filosofia spicciola, qualche cinico mercante, un “doppio” tanto cattivo, effetti al neon come se piovessero, donne in passerella, incontri e scontri, moderno design e un 3D assai pacchiano.

Dopo quasi trent’anni, torna il seguito del primo mondo digitale creato da Disney all’inizio degli anni ’80. Alcuni articoli dedicati al sopracitato baraccone affermano: “il Culto per il film non si è mai affievolito e così la Disney ha cercato di regalare un seguito a tutti i suoi fan”, ma è tutto vero quello che ci raccontano? Di quali fan stanno parlando le riviste di settore? Chi aveva veramente voglia di vedere il seguito di un datato e mal funzionante pasticcio proto-digitale?

Il cinema purtroppo oggi è soprattutto questo, una ben organizzata flotta di guerra che attacca tutti i livelli dell’informazione e sparge attraverso la cosiddetta tempesta virale una serie di bombe fumogene e stordenti destinate al consumatore finale.

La “mission”, ovvero l’obbiettivo da raggiungere, sembra essere racchiuso nella frase: “crea un cine-desiderio e trasformalo in consumo”. E’ così che Tron Legacy diretto da Joseph Kosinski diventa l’ennesima pacchianata messa in scena di un arido e miserrimo mondo visionario in cui non crede nessuno, a partire dallo sparuto e sperduto Jeff Bridges fino ad arrivare alle classi più alte della mega-produzione. Ma ciò che conta è il “can can”, il trailer ripetuto ad libitum, le copertine dei giornali prese d’assalto, le massificanti anteprime e news sul web e tutte quelle infinite banalità che si dicono in tv per chiudere in bellezza un servizio sulle nuove frontiere tecnologiche del digitale nella terza dimensione.

Un altro tristanzuolo esempio di come l’idea di un progetto cinematografico parta sempre più spesso dalla realizzazione del suo involucro. La sostanza al suo interno, ovvero la voglia di raccontare una storia anche leggera ma almeno intrigante e con qualcosa da ricordare sono optional di poca importanza. Nel caso dell’ultimo Tron la sceneggiatura diventa una lista della spesa ricolma di luoghi comuni appiccicati con lo sputo alle tutine aderenti dei protagonisti.

Dentro al visionario mondo di Tron non c’è un’idea di cinema neanche a cercarla col lanternino, piuttosto che a un film ci troviamo di fronte a una sorta di lungo “reel” sulle meraviglie della terza dimensione da proiettare in qualche parco dei divertimenti tra una montagna russa o un ottovolante.

data: 31/12/2010