dal 1999 testimone di un’evoluzione

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Makoto Shinkai

La nuova promessa del cinema d’animazione giapponese

E’ giovanissimo, ma è già uno dei più grandi registi d’animazione giapponesi… in soli due cortometraggi e tre lungometraggi ha già dimostrato tutte le sue enormi doti, d’animatore, di regista e di narratore, con uno stile inedito e personalissimo: tutto questo risponde al nome di Makoto Shinkai.

Makoto nasce il 9 febbraio del 1973 e si scopre subito un grande fan di anime e manga, fin da piccolo inizia a creare e plasmare la sua idea di cinema; folgorato dalle atmosfere della saga di videogiochi “Dragon Quest” e soprattutto dalla visione del capolavoro “Il castello nel cielo” di Hayao Miyazaki, sentirà in età più adulta la necessità di raccontare le sue storie, personali ed intimiste, oltre ad assaporare il gusto delle opere altrui. Ancor prima di iniziare la sua carriera aveva già le idee chiare: non voleva buttarsi nel calderone delle produzioni degli Studios nipponici ma mantenere un approccio singolo, in un mondo produttivo da lui interamente creato, in modo da poter raccontare ciò che “sentiva” senza mediazioni, pressioni o contaminazioni di altre “teste”.

Nel 1999 con un cortometraggio semplice ma d’effetto attira l’attenzione degli esperti del settore e di qualche fan: “Lei e il suo gatto” è l’opera prima della sua carriera, bellissimo e geniale, in cui affronta una storia d’amore sui generis, vista dal punto di vista del gatto protagonista della breve storia. Il look è inedito visto l’utilizzo della tecnica del disegno a mano, in bianco e nero, con inserti in computer graphic. Dopo aver vinto il prestigioso premio al DoGA CGI Animation si mette immediatamente al lavoro a quello che diventerà la sua opera seconda, “The Voices of a Distant Star”, con cui arrivò la prima seria conferma artistica; si era di fronte ad un Autore con la A maiuscola, un artista con uno stile già delineato e specifico. E già nel settore si inizia a sentire la definizione “erede di Miyazaki”.

“The Voices of a Distant Star” è un vero e proprio diamante grezzo: un cortometraggio della durata di circa 25 minuti, mostrato al pubblico nel 2002, il quale all’epoca rimase sbalordito, scosso e commosso dalla poesia dell’opera. A distanza di tempo lo si può vedere come una prova generale per il suo successivo capolavoro assoluto, “5 centimetri al secondo” del 2007.

Prima di questo realizzò un secondo brevissimo (e simpatico) cortometraggio, “Egao” (inedito in Italia), e nel 2004 approdò al lungometraggio con “Kumo no mukô, yakusoku no basho” conosciuto in Occidente con il titolo internazionale “The Place Promised in Our Early Days”, anch’esso purtroppo ancora inedito in Italia. E’ una storia poetica e toccante (come del resto tutta la sua filmografia) che racconta l’avventura di due ragazzi ed una ragazza: Hiroki, Takuya e Sayuri, in uno scenario post-guerra mondiale che ha diviso il Paese in due.

Il cielo, il volo, i treni, le nuvole, gli spazi infiniti sono proprio gli elementi tipici del regista, con i quali tocca livelli sublimi nel cortometraggio precedentemente citato, dove racconta una struggente storia d’amore (im)possibile, ambientandola nel 2048 tra viaggi a velocità superluminale che ostacolano la relazione tra Mikako e Noboru.

Fortunatamente il suo primo lungometraggio venne osannato da pubblico e critica, e riuscì a fondere alla perfezione la profondità di una storia toccante ed una qualità d’animazione eccellente, un lungometraggio che si colloca tra i più riusciti degli ultimi anni. Tra il suono di un violino e l’altezza della torre vi è il sogno di mantenere una promessa indimenticabile. Così come per i protagonisti, anche per gli spettatori.

Ma è con “5 centimetri al secondo” che viene consacrato a livello mondiale. E’ un’opera fondamentale per il cinema d’animazione giapponese, un film che spiazza per la sua semplicità ma al contempo scuote anche per la lucidità nel come riesce a raccontare l’evoluzione di una bellissima storia d’amore che si trasforma, ancora una volta, in un amore impossibile. Qui Shinkai riesce a dosare alla perfezione tutti gli elementi della sua storia, in un’opera epocale che riscrive le regole del cinema d’animazione.

Dopo aver riscosso critiche entusiastiche e premi in tutti i Festival a cui ha partecipato, si rimette subito al lavoro per l’opera successiva, uscita nel maggio del 2011 e dove il giovane regista alza l’asticella della sfida, cercando di mantenere il suo approccio personale ed interiore. Anche qui siamo di fronte alle tematiche che gli stanno più a cuore, ma con un anima più fantastica, più lirica anche se troppo debitrice alle atmosfere del cinema del suo maestro Miyazaki. Il tutto con una produzione sempre più imponente ed un dispiego di mezzi tecnici sempre più evoluti, grazie alla sua Comix Wave Films ed alla coproduzione della casa editrice “colosso” Media Factory. L’opera è “Hoshi o ou kodomo”, in Italia uscito in dvd con il titolo “Viaggio verso Agartha – Children Who Chase Lost Voices” il 7 luglio scorso grazie alla Kazé ed al distributore Terminal Video, i quali avevano già pubblicato un prezioso cofanetto dove venivano raccolti “Lei e il suo gatto”, “The Voices of a Distant Star”, “5 centimetri al secondo” oltre ad interessanti interviste al regista ed altro materiale aggiuntivo. A questo punto facciamo un appello alla casa francese (ed al distributore italiano) chiedendo la pubblicazione del dvd dell’opera prima “The Place Promised in Our Early Days” magari anche insieme al corto “Egao”. Intanto Makoto è già al lavoro del suo prossimo film dove, l’ha affermato lui stesso, si tornerà alle atmosfere rarefatte di 5 centimetri al secondo… non ci resta che attendere con infinita curiosità!

Se volete assistere in tempo reale alla Storia dell’Animazione, non dovete in alcun modo perdere il cinema di Makoto Shinkai!

data: 12/08/2012