dal 1999 testimone di un’evoluzione

Pietro Germi è uno dei registi più importanti negli anni d'oro del cinema italiano che vanno dal dopoguerra fino agli inizi degli anni '70. Nato a Genova nel 1914 frequenta l'istituto nautico un po' come tanti genovesi della sua generazione, ma il mare non lo ispira più di tanto, piuttosto gli interessa il cinema e

Il produttore Sam Spiegel e il regista inglese Davide Lean alla fine degli anni Cinquanta non pensavano affatto a "Lawrence d'Arabia". Reduci dal successo planetario de "Il ponte sul fiume Kwai" erano pronti a realizzare un film sulla vita di un grande personaggio: il Mahatma Ghandi

E’ dura fingere indifferenza di fronte al cinema di cartone che in questi ultimi anni proviene dall’America. Eppure nonostante l'oggettivo valore di certe produzioni cinematografiche made in USA, il marketing martellante continua a mettere in fila tanti appassionati frequentatori di Multiplex che, un po’ per noia e un po’ per abitudine, non riescono fare a

Anche per il cinema sembra essere arrivata la famigerata lunga ombra della crisi economica. Conti alla mano, sempre meno persone affollano le sale. I cinepanettoni non fanno più il botto, le produzioni americane piacciono di meno, le pellicole d’autore interessano poco e il cinema di casa sembra aver già esaurito l’attrattiva per i suoi derivati

Nei titoli di coda di "Benvenuti al Nord", la giovanissima Emma Marrone vincitrice dell'edizione di "Amici 2010" canta, con chitarra al seguito, "Nel blu dipinto di blu" passeggiando baldanzosa attraverso il set del film campione d'incassi e seguito di "Benvenuti al Sud". Un finale dimenticabile travestito da grande trovata che la dice lunga sullo stato

Ci sono film concepiti e costruiti per aprire varchi verso i luoghi più reconditi della nostra coscienza. Sono opere cinematografiche che scardinano porte e smantellano certezze: lungimiranti e pessimisti, cinici e geniali, rappresentano lucide visioni del mondo, della vita e dell’uomo.Pensiamo agli universi di Lynch, al decadentismo di Wilder, al surrealismo di Buñuel o ai

Ormai da anni il cinema di casa, attraverso le rassicuranti vicende di un paese raccontato per luoghi comuni, ci ha abituato a nutrirci di confortanti stereotipi. In questi ultimi tempi siamo finiti dentro a uno strano gorgo di cinema/teatro parrocchiale dove le qualità tecniche unite alla bravura del racconto sono optional non espressamente richiesti dall'utenza

Guardando un film come "Il bandito delle ore 11" di Jean-Luc Godard (anno 1965) ci si rende conto di quanto ormai, nei giorni nostri, sia lontana la ricerca di una reale sperimentazione cinematografica. Nei suoi accenti e nelle sue provocazioni, il bizzarro road movie a tinte noir del cineasta francese, co-fondatore della Nouvelle Vague, costruisce